Sabato, 03 Novembre 2012 12:48

Quando esistevano regole morale rigide e diffuse era più facile “fare famiglia”: oggi l’individuo ha solo la possibilità di riformulare in maniera auto poietica il sistema familiare. All’interno di questo sistema se gli elementi cambiano – per esempio rottura della coppia o figli cresciuti che si allontanano – il sistema familiare sostiene se stesso e si riproduce: al mutare di uno dei membri del sistema il sistema cambia.

Tutto si definisce famiglia: un individuo che vive all’interno di una abitazione; una coppia che convive; un genitore con un bambino; due fratelli che si condividono la casa; ecc. E’ chiaro che non sono certamente i legami familiari a “fare famiglia”, piuttosto la convivenza, contiguità e vicinanza contraddistingue questo nuovo sistema familiare.
 < La società ha perduto quella autorità morale che le consente generalmente di imporsi all’individuo per poter durare  al di sopra delle generazioni che passano> Durkeim. Sembra quindi ancora più difficile definire le regole morali o civili che i membri di questa nuova comunità possano e debbano osservare. Possiamo fare appello ai generali assiomi dell’amore che mantengono le relazioni tra le persone, indipendentemente dal tipo di legame che istaurano:
comprendere (cum prendo) mettersi nei panni dell’altro, vivere la comunicazione in maniera empatica. L’azione del comprendere è diversa dal capire (captio, afferrare)  concetti, nozioni, che non hanno bisogno di empatia, di trasmissione emotiva. I membri di una famiglia ne fanno parte per come “sono”, non per la propria competenza o il proprio contributo. Valgono quindi i rapporti emotivi tra gli stessi, non regole di processo funzionali al sistema.
accettare  vuol dire non pretendere mutamenti irrealizzabili. Il partner accetta l’altro e lo ama per come è non per come diventerà. Il figlio che nasce in una famiglia non ha scelto quel o quei genitori e anche chi lo ha generato non lo ha scleto. L’ accettazione dell’altro è anche la conoscenza dell’altro.
valorizzare  accettare l’altro per quello che è e mettere in risalto le qualità positive, sviluppando e potenziando i talenti. Quanti genitori proiettano i propri fallimenti nella scuola, nel lavoro e vogliono i figli “geni”? E quanti che non sono mai “cresciuti” nel senso emotivo del termine vorrebbero i figli sempre bambini?
curare   occuparsi con riguardo di qualcuno. Non è esattamente “naturale” curare, accudire l’altro per l’essere umano. E’ piuttosto un comportamento conservativo della specie che  chi genera si  occupa del cucciolo fino a che non sia in grado di sopravvivere. Ma il cucciolo d’uomo, in un processo di acculturazione, impara ad accudire un suo pari o chi è difficoltà. Se al di fuori del sistema familiare cura ed accudimento sono azioni piuttosto desuete, i giovani del sistema fanno fatica ad imparare. Anche perché la maggior parte dell’apprendimento umano è per imitazione.
rispettare   definire i ruoli di ciascuno, lasciare lo spazio di libera espressione. Era più facile un tempo in cui si dava del “lei” al proprio genitore. Paradossalmente sono i figli, soprattutto adolescenti di genitori o tutori impegnati e distratti dalla propria autorealizzazione (personale, professionale,ecc.) a fare da padroni, spesso senza obbedienza e senza “no” che invece aiutano a crescere.

Se le relazioni  nella società del terzo millennio sono fragili e i legami sono deboli  l’amore e i suoi principi possono costruire il modello di sistema familiare?

You have been given a gift. It is called life. And with this gift you have been given all of the talents, all of the knowledge and all of the power to create whatever it is you want to create on this Earth. Regardless of what shape or form this gift comes in for you, you owe it to yourself to go out there and become the best person you can possibly be, doing whatever it is that you want to do and use your gift to see what an amazing life you can create for yourself. You serve no one, especially not yourself, by choosing to be average.

 ANONIMO AUTRALIANO